Sotto questo sole: al mare col micro (e i suoi “risvoltini”).

Posso fare tranquillamente il bagno, sì. Sono un pesce. Adoro nuotare. Quindi al mare mi sento una favola, anche con il micro.

La cosa più simpatica, finora, mi è successa la scorsa estate, quando per la prima volta nella vita ho avuto un vicino di ombrellone con il microinfusore. L’ho guardato con estrema ammirazione, perché aveva una disinvoltura ancora maggiore della mia. Questo ragazzo lo portava in bella vista, attaccato al costume, come se fosse stato un accessorio inutile, ma immancabile, per la spiaggia, paragonabile ai braccialetti colorati che vendono gli ambulanti di passaggio.

Mi sono chiesta, in effetti, se potrei a mio modo lanciare una tendenza. Continuo comunque a staccare il micro in spiaggia, è vero (controllo la glicemia frequentemente e lo riattacco per un piccolo bolo ogni ora circa), non solo per motivi superficialmente estetici, in fondo sottili quanto una cipolla alla julienne, ma anche perché non mi piace che l’insulina si scaldi troppo sotto al sole rovente. Inoltre, se voglio fare il bagno, non posso comunque tenere il micro. Però ecco, quanto sarebbe “cool” una linea colorata e/o disegnata di cerottini, da applicare sulla parte alta del gluteo? Già le vedo, quelle pesche rosate, quelle mele cotte, quegli allegri mandolini e quei vasti altipiani, tutti a far mostra dell’irrinunciabile gadget dell’anno. Ci pensavo domenica scorsa, stesa sulla sabbia, mentre tentavo di scrollarmi di dosso il grigiore dell’inverno, a favore di un tono più estivo.

A proposito. In estate lo metto spesso sul gluteo, il cerotto, piuttosto che sulla pancia, perché il primo anno, da artista svanita quale sono, non mi sono preoccupata di questo dettaglio, e mi sono ritrovata abbronzata a pois. Quelle disattenzioni madornali che fanno sì, ad esempio, che la maglietta a mezza manica dei “primi soli” lasci un segno terribile sul braccio. Non oso immaginare cosa sia successo alle gambe di tutti gli uomini con i “risvoltini” ai pantaloni, in queste settimane.

Comunque lo dico, e sottolineo: è una mia scelta tenere il micro in estate. So che molti diabetici di tipo 1 lo staccano per tre mesi, per riprenderlo a settembre. Io faccio i conti con una mia caratteristica: la pigrizia per gli sforzi per cui non intravedo un soddisfacente risultato. In sostanza il solo pensiero di mettermi a dover rientrare in una diversa terapia, con relativo periodo iniziale di assestamento, mi sembra faticoso, molto più del tenere il micro e gestirlo nelle mie parentesi al mare. I miei genitori avevano intuito questo mio tratto caratteriale ancora prima che io stessa ne prendessi coscienza, difatti quando ero bambina non si opponevano minimamente alla mia richiesta puntuale, la sera del 24 dicembre, di restare in piedi ad aspettare l’arrivo di Babbo Natale. Sapevano perfettamente che, alla fine, la certezza del sonno avrebbe prevalso sull’incerto orario di arrivo di un omone con la barba bianca.

Andare al mare mi fa sempre molto riflettere. Ad esempio rifletto su come, una volta messo il cerotto in un punto meno visibile, e staccato il micro, non mi rilassi affatto, visto che, pur essendo magra, i miei pensieri a quel punto diventano: «Certo, avrei potuto fare più addominali nei mesi scorsi, e in generale, più esercizio per tonificarmi. Guarda quella ragazza, che perfezione. Uff. Vabbè, certo, non potrò mai avere le sue gambe, vedi com’è alta. Ma il naso, abbronzato, sembrerà più piccolo o più grosso?» E via così.

Mi rendo conto, quindi, di come non ci sia mai fine all’osservazione negativa di noi stessi, e agli imbarazzi relativi. E all’amplificazione, di tutto. Quello che ci stressa o ci disturba, si basa quasi sempre su un meccanismo di amplificazione della realtà. Ho deciso da un po’ di tempo di applicare il seguente metodo: dalla parte bella e fantasiosa derivante da tale processo, mi faccio attraversare, tentando di trattenerla; dalla parte angosciante, inutile, indesiderata, mi faccio lo stesso ogni tanto attraversare. Lasciando che la sua mano scivoli via, piano, dalla mia.

Certo che l’abbronzatura a pois non era male, forse. Chiedo come si sono trovati gli uomini con quella coi risvoltini, e torno.

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4 thoughts on “Sotto questo sole: al mare col micro (e i suoi “risvoltini”).

  1. Io uso il micro da 2 anni e nn ho mai pensato di tornare alla vekkia terapia……vado al mare e in piscina e lo stacco solo per fare il bagno…..gli okki curiosi ci saranno sempre ,ma nn solo per il micro,ci saranno per la cellulite per un brutto costume,per un bacio rubato……alla fine in spiaggia o altrove siamo sempre sotto l’occhio di qualcuno ke nn avendo una vita interessante sbircia quella altrui 😉

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