MICRO-SOLUZIONI DI ABBIGLIAMENTO

cenerentola-e-la-fata-smemorinaQualche tempo fa una ragazza mi ha scritto, chiedendomi consigli su come gestire, da donna, il capitolo abbigliamento, in relazione al microinfusore. Questo articolo è quindi dedicato alle diabetiche che come me hanno optato per questa modalità di somministrazione dell’insulina.

A me capita di tutto, riguardo al micro: di fregarmene, e lasciarlo spuntare tranquillo dalla tasca, finché qualcuno non mi ricorda che è lì chiedendomi cosa sia; oppure anche di avere quelle giornate e quegli outfit che mi portano quasi a scontrarmi con la sua presenza, a pensare con aria stizzita “no cavolo, e ora dove lo metto”.

Direte voi, ma tu non sei quella che ci scherza sopra, che dice che non si deve dare importanza al pensiero degli altri, e via dicendo? Certo, rispondo io. Ma ho un mio lato femminile, che rispetto, e che cerco di conciliare con la precedente riflessione. Provo a mantenere un equilibrio, e mi piace comunque lasciarmi dei momenti in cui possa anche scegliere di far restare la cosa un fatto privato.

Esistono fasce elastiche da usare tipo giarrettiera, poi ci sono quelle per la vita, per il braccio, mutande con le tasche, sacchetti da attaccare al reggiseno, e altro ancora.

Vi dico la verità: immagino che sperimenterò tutto, e sono felice che esistano questi utili prodotti sul mercato, ma finora non ho usato niente di tutto ciò; ho solo provato a dare un senso pratico alla mia fantasia.

Partiamo dai pantaloni: se non volete agganciare visibilmente il micro alla tasca, mettetelo comunque dentro alla tasca, al limite facendo un buchino nella stoffa per far passare internamente il catetere.

Una parentesi sul temuto vocabolario: ‘catetere’. Ho un catetere. ‘Catetere’ non è una parolaccia; addirittura non morde. Serve a far transitare l’insulina dal microinfusore a una cannula sottocutanea, e quindi al mio corpo. Per rispondere alle domande più frequenti, non mi hanno tagliato la pancia, non ho un ago sempre infilato nella pancia; il principio è uguale a quello di una flebo. Il catetere posso staccarlo e così non avere il micro addosso, per brevi periodi, ad esempio se devo fare la doccia.

Tornando ai pantaloni, questi certo rappresentano il caso più fortunato per trovare un posto al microinfusore, specialmente se hanno delle normali tasche frontali.

Se siete minute come me, finché indossate qualcosa di non troppo aderente sopra o sotto, avrete sempre una certa facilità di gestione, perché considerando che il microinfusore è dotato di una pinza, potete nel primo caso appenderlo al centro del reggiseno, o nel secondo caso magari anche direttamente all’elastico delle mutande, altezza bacino, se non vi dà fastidio nel sedervi (a tal proposito sconsiglio vivamente la lingerie che si tiene su con forze mistiche, a favore di qualcosa di carino se volete, ma con un minimo di consistenza, a meno che non vogliate passare la giornata con mezza mutanda in pendenza).

I veri problemi sorgono quando vi può venire in mente di indossare un tubino, o un pantalone skinny senza tasche in abbinamento a una maglietta aderente, giusto per fare un paio di esempi. Confesso che una volta ho pianto, perché l’unico vestito che volevo mettere si era rivelato incompatibile con il mascheramento del micro. È molto sciocco piangere per una cosa del genere, mi rendo conto, ma credo che ogni persona affetta da diabete di tipo 1 abbia un carico di stress per la gestione della malattia nel quotidiano, per cui possono esserci dei momenti che diventano la valvola di sfogo di malesseri e disagi più importanti, accumulati nel tempo.

Io sono passata al microinfusore perché le mie glicemie erano diventate di controllo sempre più difficile. Non lo avevo voluto per anni, e ho vissuto il passaggio, inizialmente, come una costrizione. Anche per questo motivo i primi mesi sono stati costellati da malumori come quello sopra descritto. Come però ho raccontato anche in altri articoli, ho imparato a voler bene a questa macchinetta, per i tanti miglioramenti che ha portato, anche di carattere pratico. In tutte le cose ci sono dei pro e dei contro, e ognuno giustamente li mette nella propria bilancia; la mia per ora continua a pendere a favore del micro.

Ecco però delle soluzioni pratiche per il guardaroba da cat woman: se appendete il micro in modo che il gancio guardi verso l’esterno (potete anche metterlo in una bustina di stoffa se siete infastiditi dal contatto con la pelle), vedrete che si noterà di meno, perché resterà più compatto sul corpo. Se come me non avete una né quarta di seno né una quarta di silicone, e anche con la soluzione appena detta non arrivate al risultato voluto, potete togliere il gancio, mettere un body o una maglietta molto aderenti, e tenere il micro dentro al reggiseno, con le due coppe a fare da tasca. Il motivo per cui consiglio il body o la canotta aderente, o una fascia elastica, a coprire bene, è che onestamente potreste altrimenti rischiare di vederlo cadere in avanti al primo piegamento, e vi assicuro che uno strattone al cerotto con la cannula non è proprio la cosa migliore che possa capitare. Controllate anche che il modello di reggiseno che portate sia effettivamente compatibile con questa opzione: se le coppe sono tra loro troppo distanti, o il ferretto è troppo alto al centro, potreste trovarla impraticabile.

In generale è sempre meglio usare la pinza in dotazione per fissare il micro, è una sicurezza in più per la sua stabilità.

Un suggerimento: pulitelo ogni tanto, nelle modalità indicate dall’azienda produttrice. Se lo tenete addosso a contatto con la pelle, inevitabilmente sarà a contatto anche con il vostro sudore, e via dicendo.

So di persone che lo mettono addirittura negli stivali. Non ho mai provato e forse mai lo farò, però è solo un modo per dire che se volete arricchire questo mio post riportando le vostre esperienze, sarò la prima a leggerle con piacere, sicuramente imparerò qualcosa da voi.

Concludo con la seguente riflessione: ho parlato di equilibrio tra femminilità, privacy e scioltezza di modi: va bene sentirsi carine, è utile allo spirito, ma non arrivate ad avere l’incubo del microinfusore. Quando lo tengo in tasca, a volte dimentico che possa essere un po’ in vista, e capita che bambini o adulti mi chiedano cosa sia. Non ho mai pensato neanche per un attimo di rispondere inventando frottole o dicendo “non sono affari tuoi”. Ho sempre spiegato con semplicità, e continuo a credere che sia la chiave migliore per la reciproca serenità. Se poi doveste sfortunatamente trovare una persona maleducata e di poca sensibilità nei modi e nelle parole, sentitevi liberi di farglielo notare.

La persona che mi ha assistita nel mettere il microinfusore mi ricordava che una delle prima domande che gli feci all’epoca era stata “e se poi si vede quando faccio i concerti?”. Sinceramente io, tanti abiti dopo, avevo dimenticato di averglielo chiesto.

Comunque penso che proverò le mutande con le tasche, alla peggio andranno bene per tenerci l’assorbente di ricambio nei giorni del ciclo, e non dimenticate che esiste sempre la soluzione “bibbidi, bobbidi, bu”.

 

 

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3 thoughts on “MICRO-SOLUZIONI DI ABBIGLIAMENTO

  1. Ciao!

    Prima di tutto: bellissimo blog. Detto così sembrerà un commento un po’ banale, da cliché, ma non hai davvero un modo unico di raccontare le grandi e piccole cose legate al diabete. Un’artista davvero 🙂

    In quanto donna, e microinfusa da pochi mesi, l’argomento abbigliamento&micro mi interessa.
    Personalmente non mi dà nessun fastidio se il micro si vede, né se la gente fa domande: lo tengo in tasca o agganciato ai pantaloni. Però poi esistono i vestitini, esistono i pantaloni senza tasche e con le maglie aderenti… un posizionamento che per me è molto comodo in questi casi è la fascia laterale del reggiseno, di lato, sotto il braccio. Non servono pinze o altro, perché i reggiseni stanno abbastanza aderenti in quel punto da reggere il micro tutto il giorno. So che ad alcune dà noia, ma funziona. Purché si abbia un micro munito di telecomando, altrimenti la logistica poi si fa complicata.

    Nello stivale non ho mai provato. Mi sto interrogando su come sia possibile. Forse un giorno provo. O forse no.

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      1. Cara Lisa, ti ringrazio per la lettura, e sono molto felice che il blog ti sia piaciuto. Ognuno credo che viva il microinfusore un po’ a modo suo, decidendo di mostrarlo o nasconderlo, anche a seconda delle giornate e delle situazioni magari. Certo resto convinta del fatto che se è visibile, anche solo parzialmente, non si deve provare vergogna se qualcuno ci chiede cosa sia, e si può rispondere serenamente. Questo può succedere anche solo tenendolo in tasca, mi è capitato più volte (ne parlo anche in questo articolo https://diabetedartista.wordpress.com/2016/03/09/micro-domande-se-a-chiedere-sono-i-bambini/ ). Riguardo alla tua soluzione della posizione laterale, sotto al braccio, devo dire che io sono tra le persone che la trovano un po’ scomoda, ma del resto magari ci sono altre opzioni da me utilizzate che potrebbero essere scomode per altri. Per gli stivali non ho mai provato direttamente, ma so che alcune donne hanno sperimentato anche quella soluzione. Grazie ancora per il tuo apprezzamento e per la tua testimonianza!

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