IPO DA INCUBO: ALTRO CHE FREUD

peanuts sogni

Ho paura di addormentarmi, perché ho la glicemia in bilico. Ho avuto diverse ipo in questi giorni, sicuramente perché sono tornata a consumare più energie dopo le feste natalizie, e pur tentando di prevenire e aggiustare le dosi di insulina, non ho ancora azzeccato il giusto equilibrio.

Ho paura delle ipoglicemie notturne, non solo per i pericoli dati da eventuali non risvegli: ho paura degli incubi.

Se quando siamo desti noi diabetici avvertiamo un’ipoglicemia per una serie di elementi quali tremore, sudore freddo, irritabilità, fame, palpitazioni, senso di confusione, quando dormiamo tutto questo si rende evidente solo se ci svegliamo. Finché siamo nel mondo dei sogni, siamo nel mondo degli incubi.

Il nostro corpo, in una modalità che ha per me un fascino incredibile, traduce lo stato di malessere con l’invenzione di storie terrificanti, che attraversano la nostra mente dormendo. È a suo modo un segnale di allarme.

L’alternativa è che possa inserire elementi raffinati, come la ricerca di cibo, nel sogno.

Questa seconda possibilità è più simpatica, un po’ come se vi scappasse la pipì, e il bisogno fisico entrasse a far parte della narrazione onirica, proiettandovi seduti su un autobus in preda a contorcimenti di vario genere, dicendo ai presenti che avete dimenticato a casa la vostra tazza da viaggio.

La prima opzione invece mi spaventa molto, perché il genere di incubi che questo stato di malessere produce sono davvero orribili.

Nella peggiore delle ipotesi succede che ti ritrovi come sono io ora, alle 3 di notte, a sentire quel languorino allo stomaco e quella strana mancanza di stanchezza, che non ti fanno addormentare. A volte mi capita di misurare la glicemia, e trovarla ancora giusta; ma so già che c’è qualcosa che non va bene, pur non potendo dichiarare certezze. Altre volte si può correggere con zucchero, e risolvere, a meno che il problema del rapporto insulinico rispetto al reale fabbisogno non sia più grande, e si ripercuota anche nelle ore a seguire, mantenendo il livello glicemico persistentemente nella sua tendenza al basso. In quel caso un po’ di zucchero potrebbe rivelarsi essere solo un tampone, e non una soluzione.

Lo so, è complicato. Penso che un individuo sano fatichi a seguire la descrizione che sto facendo. Chi si innamora di una persona con diabete di tipo 1, impara queste cose standole accanto, compresa la fase notturna. Può essere prezioso avere qualcuno vicino, in questo senso, e anche se un diabetico vive in modo tendenzialmente indipendente e solitario i vari accadimenti della sua giornata, fa piacere a tutti sentire un sostegno, una coccola; sentirsi accolti.

Non ricordo che cosa ho sognato l’altro giorno. Mi sono addormentata a notte fonda, dopo alcune correzioni con zucchero. Poi tanti incubi che mi hanno terrorizzata. Purtroppo non mi sono svegliata, restando in questo stato malandato per qualche ora, fino alle 7.30, quando con gli occhi sbarrati, la glicemia bassa, e lo stress emotivo accumulato nel sogno, mi sono alzata.

Ora ho impostato una basale temporanea: avendo il microinfusore, posso intervenire in tempo reale sull’erogazione dell’insulina. “Basale” è quel termine che si usa per indicare l’insulina rilasciata nelle 24 ore in modo costante, secondo una programmazione pre impostata, concordata con il medico, suscettibile di frequenti revisioni. Un diabetico di tipo 1 non può limitarsi ad assumere insulina solo in corrispondenza dei pasti, poiché necessita di una “base” insulinica, appunto, anche nel resto della giornata. Adesso ho ridotto quella dose per un tempo limitato.

Se qualche diabetico dovesse leggere questo articolo, spero mi perdoni: so bene che alcuni dettagli forse possono mancare, o che ognuno ha le sue esperienze, e vi ricordo che questo blog non è quello di un medico, ma di una diabetica, che affronta le difficoltà magari commettendo anche errori di valutazione ogni tanto, continuando a imparare ogni giorno. So anche che esistono i sensori di rilevamento glicemico, per chi li usa (io ho iniziato a sperimentarli qualche volta di recente), che possono avvertire del calo glicemico e/o bloccare in autonomia l’erogazione di insulina del microinfusore. Non volevo però ora introdurre troppi argomenti tutti insieme.

Nel tempo in cui sto scrivendo questo articolo, mi sembra di iniziare a sentirmi meglio, e non più in quello strano bilico. Ho sonno ora, all’improvviso.

Forse non farò incubi stanotte, oppure spero di sognare di mangiare lo zucchero filato.

Se dovessero essere incubi, mi auguro qualche innocuo mostriciattolo, e di svegliarmi subito trovando sollievo in un paio di caramelle.

Il corpo umano riesce a esprimere la sua raffinatezza anche nelle sue più grandi difficoltà, e forse i diabetici sono dei buoni rappresentanti di una certa concretezza nell’analisi dei brutti sogni: non vogliono dire niente, hai solo un’ipoglicemia. Altro che Freud.

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7 thoughts on “IPO DA INCUBO: ALTRO CHE FREUD

  1. Io ti capisco perfettamente sono una mamma la quale a un bambino di 10 anni con il diabete 1 so che vuol dire sentirsi improvvisamente male mio figlio le a spesso le glicemia bassa ma è anche forte nel reaggire spero che prima o poi esca una soluzione ti saluto forte forte

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    1. Tanti auguri a tuo figlio. Le difficoltà ci sono indubbiamente, ma si cerca di trovare sempre le risorse per fronteggiarle sin dall’infanzia. Il diabete non concede pause, dobbiamo necessariamente renderlo complementare alla nostra vita affinché non diventi uno scontro con “lui”, perché poi questo si traduce concretamente in uno scontro con noi stessi. Auguro di cuore a tuo figlio che possa sempre fare le esperienze che desidera, che gli incontri siano belli, che la sua vita sia felice, anche se con qualche difficoltà in più. E lui è piccolo, spero davvero che almeno per le nuove generazioni questa condizione possa non essere per la vita. Un caro saluto

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  2. ti sono nel cuore Eleonora, mi spiace che tu debba affrontare queste difficoltà.
    Il sonno ristoratore è importante per la vita,, L’idea del sensore di glicemia mi pare molto interessante, perché non usarlo?

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    1. Francesco ti ringrazio per la lettura e per il pensiero gentile. La vita di ognuno di noi è frutto di scelte, è vero, ma questo non vale per tutto. Alcune cose del nostro stato fisico capitano e basta, e poi si cerca di affrontarle nel quotidiano nei modi che ci sono possibili. Per fortuna quello che ho descritto non capita ogni notte, è mia cura provare a fare del mio meglio per tutelarmi in questo senso (sarebbe anche pericolosissimo, perderei non solo il sonno, ma anche la sensibilità alle ipoglicemie e rischierei ancora di più di non svegliarmi). Si cerca di rivedere le dosi se ci sono problemi, soprattutto se sono ripetitivi, per tentare di risolverli. Riguardo ai sensori, per fortuna ho iniziato a poterli sperimentare un po’, di recente, e sono utilissimi, specialmente in combinazione con il microinfusore. L’argomento però è abbastanza complesso, per questo ho scelto di non trattarlo in questo articolo, come scrivevo. In questi giorni non ho un sensore in funzione, in ogni caso. Ti ringrazio molto ancora, un caro saluto

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  3. Sono anch’io insulino-dipendente e capisco il tuo problema, anche se riconosco che ognuno lo vive in un modo diverso. Quindi il mio, non vuole essere un consiglio ma solo il modo in cui ho affrontato il tuo stesso problema. Da ciò che dici mi sembra di capire che utilizzi un microinfusore come me. Io ho quindi iniziato ad abbassare lentamente (su consiglio del diabetologo) la quantità di basale nelle ore notturne (dalle 19.00 alle 7.00) monitorando la glicemia per alcune notti ogni 3 o 4 ore fino ad ottenere il valore misurato due/tre ore dopo la cena pressoché uguale a quello misurato al mattino seguente a digiuno.(100-120). la cosa sembra funzionare, anche se tengo, per tranquillità, sempre a portata di mano sul comodino le bustine di zucchero. Penso che la cosa migliore sia parlarne col tuo diabetologo , se comunque vuoi dei maggiori dettaglii (ho provato anche con i sensori, ma purtroppo non sempre erano attendibili) puoi sempre contattarmi per E-mail.Ti auguro col cuore sane dormite ristoratrici e altrettanti sogni belli.

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    1. Ciao Antonio, grazie per la lettura e per l’interesse. Spero che il mio articolo non abbia generato fraintendimenti. Ho parlato di episodi che come sai sono parte della vita di un diabetico insulino dipendente, e che se si verificano più volte devono assolutamente comportare una revisione delle dosi come tu dici, fatta in modo graduale, consultando anche il proprio medico diabetologo per avere consigli. Questo fa già parte della mia realtà, sin dall’infanzia. Nell’articolo ho provato a spiegare brevemente alcune considerazioni che un diabetico fa rispetto alla gestione delle dosi di insulina, ma volutamente non sono entrata in troppi ulteriori dettagli rispetto a tutte le dinamiche che intervengono nel rivedere la terapia in un senso più sostanziale, e non solo estemporaneo. Riguardo invece ai sensori, posso dirti per la mia esperienza che ci sono momenti in cui lavorano meglio e altri meno, ma che se in fase di inserimento non si verificano problemi che possono inficiare la loro attività in modo sostanziale, molto a quel punto dipende dal momento in cui si è effettuata la calibrazione del sensore. Serve molta accortezza, la glicemia deve essere stabile quando si calibra, altrimenti il sensore lavorerà male. Inoltre se è vero che per chi ha molti sbalzi glicemici il sensore a volte può seguire con più ritardo la glicemia reale, è però in grado comunque di segnalare perlomeno l’andamento glicemico, il che è utile. Sbagliato però è pensare che il sensore possa sostituire di sana pianta la misurazione capillare della glicemia. Il sensore deve essere verificato durante la giornata. Aggiungo solo che con la smartguard, la funzione che blocca l’erogazione di insulina quando il sensore rileva una discesa rapida della glicemia, mi sono salvata da diverse ipo, oppure l’ipoglicemia è stata un po’ meno grave di quanto non sarebbe stata altrimenti. Di notte quindi questo diventa ancora più importante. Però sì, anche con i sensori ci vuole pazienza, attenzione, e a volte si può essere un po’ sfortunati con la tecnologia. Ho provato personalmente tutto il positivo e anche qualche problema, ma spero diventino sempre più raffinati e sempre più a disposizione (costante) di tutti i diabetici che vogliano e/o debbano farne uso. Un saluto, buona fortuna per il tuo quotidiano con il diabete, e grazie ancora per la tua attenzione.

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