IL DIABETE IN DUE

Ma il diabete in due è uno per due, o uno diviso due? Oppure resta sempre uguale a uno?

Un giorno, all’improvviso, ti trovi a dover spiegare come funziona la tua giornata, la tua vita con il diabete, a qualcuno.

Così ti fai da capo, provi una via semplice, scopri che dall’altra parte ci sono già informazioni trovate su internet, che le spiegazioni essenziali non bastano, che servono i dettagli; ti scontri anche con la novità di una persona che ora vuole aiutarti.

Aiutarti? Ma è follia. No via, ragionevolmente non è pazzia, pensi tu, è pura ingenuità. Quella di chi non sa niente, perché dai, non sa niente. Come potrebbe conoscere, da non diabetico e da non medico, tutto quello che sai tu dopo diciotto anni di diabete vissuto sulla tua pelle.

Tuttavia causare un risveglio brusco da questa affettuosa ingenuità potrebbe essere un passaggio troppo duro, rifletti; meglio lasciare spazio ai tempi naturali della scoperta dei limiti effettivi delle competenze scarse e dell’eroismo del voler soccorrere la tua glicemia.

Realizzi anche che l’ultima volta in cui qualcuno ha provato a gestire in modo collaborativo-attivo la tua patologia, avevi 11 anni e si trattava di tua mamma. Ma metti da parte l’orgoglio, le abitudini, il senso di protezione e di indipendenza, e decidi di osservare la cosa quasi fosse un esperimento di un ricercatore della facoltà di sociologia.

Scopri che condividere il diabete, in questo senso, vuol dire dover spiegare sempre, e che spiegare è bello perché porta comunicazione, ma è faticoso perché a volte quando la glicemia va male non vuoi parlarne, vuoi provare a pensare ad altro; vuol dire poi tentare di non illuderti dell’illusione altrui, perché tenere basse le tue aspettative è diventato un meccanismo di salvaguardia dalla frustrazione per un probabile fallimentare impegno. Una delle ultime volte in cui hai caricato di aspettative positive l’attesa del risultato del prelievo per la verifica del livello di emoglobina glicata nel sangue, sei finita a piangere dietro agli occhiali da sole tenendo la busta in mano mentre lasciavi l’ospedale. Che mica è niente di inamovibilmente grave; si può rimediare, una glicata non troppo buona. È grave per te, perché quando pensi di essere ormai abituata alle delusioni, ti scopri invece sempre più sensibile perché sei stanca di averne.

Condividere il diabete con qualcuno vuol dire anche sentire il peso di farlo, perché se lo stress è gestibile per te, lo sarà per un’altra persona, che per di più quello stress lo trova come una conseguenza dello starti accanto, e non come una patologia da gestire sulla sua pelle?

Condividere il diabete con qualcuno vuol dire scusarsi. Scusarsi perché non si è bravi abbastanza e allora la glicemia non va bene e allora tu stai male e forse rovini il tempo della condivisione; scusarsi perché non si è bravi abbastanza e così i tentativi di supporto esterno a volte non portano i frutti sperati; scusarsi perché non si è bravi abbastanza e ora le delusioni non saranno più solo proprie; scusarsi perché provi a essere brava abbastanza, ma abbastanza non è comunque sufficiente per stare bene sempre; scusarsi perché che tu sia brava abbastanza o non abbastanza, il malumore per le glicemie a volte è forte, abbastanza; scusarsi perché provi a pensare che non c’è niente di cui scusarsi perché non è colpa di nessuno, ma così facendo forse non ti preoccupi abbastanza delle conseguenze della tua patologia su chi hai accanto. Scusarsi un bel po’ di volte.

Condividere il diabete con qualcuno vuole anche dire però che c’è chi ti ricorda che in effetti non sei brava abbastanza in alcune occasioni, ma che è normale, perché è molto difficile; vuol dire essere incoraggiati; vuol dire sentirsi ricordare che non ci si deve scusare per l’essere affetti da una malattia.

Vuol dire confermarsi che avere una patologia ci può scusare per alcuni momenti di stress, ma non può scusarci se non siamo in grado di osservarli.

Vuol dire scoprire che un po’ di ingenuità fa bene; verificare che si può tentare qualcosa in più; realizzare la parte buona delle proprie consuetudini, e valutare i loro limiti; vuol dire imparare.

Vuol dire oscillare tra la felicità di vedere che qualcuno si preoccupa per noi e il dispiacersi di essere causa di preoccupazione.

L’indipendenza è una conquista preziosa, ma è più forte se sa come adoperarsi per la condivisione.

E non l’ho ancora capito, se il diabete in due sia uno per due, o uno diviso due, oppure se resti sempre uguale a uno, ma in fondo ho sempre preferito scrivere, che far di conto.

 

peanuts amore brahms

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